Subasta Bidspirit | Giuseppe Antonio Petrini (Carona 1677


Giuseppe Antonio Petrini (Carona 1677 - 1759) San Pietro Olio su tela 68,5 x 49,5 cm La peculiare espressione pittorica del Petrini non lascia alcun dubbio sull'autografia del dipinto. Molti sono gli esempi di paragone citabili, tra questi: Mosè di Collezione Borromeo a Isola Bella (anni '30 del XVIII secolo); Sant'Agostino del Museo Civico di Lugano (anni '30 del XVIII secolo); San Pietro (circa 1740) in collezione privata di Montagnola. Opere che si possono osservare nella monografia: Petrini, a cura di Rudy Chiappini, rispettivamente a pag. 155, 153 e 181. In considerazione di questi accostamenti l'opera si può datare negli anni '30 del Settecento. Petrini s'iscrive alla lunga serie di artisti che hanno legato il Cantone di Ticino con la vicina Lombardia e l'Italia, ricordiamo: Giovanni Battista Discepoli detto lo Zoppo di Lugano, i fratelli Lodovico e Antonio David, Giuseppe Antonio e Vincenzo Angelo Orelli. Probabilmente fu allievo di Bartolomeo Guidobono. Perfezionò la sua preparazione a Torino ed ebbe modo di far sue le lezioni di Giovanni Battista Piazzetta, Francesco Solimena e Padre Andrea Pozzo, ivi presenti. Importante, inoltre, fu l’aspetto patetico che ebbe modo di dedurre da Giovanni Serodine, Filippo Abbiati e Paolo Pagani. Da queste esperienze scaturì uno stile peculiare ove le figure religiose sono espresse con estrema tensione emotiva entro una rarefazione ambientale tormentata, fredda e visionaria che ne accresce lo spirito di una religiosità cruda e combattuta. Giuseppe Antonio Petrini (Carona 1677 - 1759) Saint Peter Oil on canvas 68,5 x 49,5 cm Petrini's peculiar pictorial expression leaves no doubt as to the painting's authorship. There are many examples of comparison that can be cited, among them: Moses from the Borromeo Collection in Isola Bella (1830s); St. Augustine from the Museo Civico in Lugano (1830s); St. Peter (circa 1740) in a private collection in Montagnola. Artworks that can be seen in the monograph: Petrini, edited by Rudy Chiappini, pp. 155, 153 and 181 respectively. Given these juxtapositions, the artwork can be dated to the 1730s.